Sokaku Takeda

Quella che stiamo per raccontare è la storia di Sokaku Takeda, un temibile Maestro di Daito Ryu Aikijujutsu, che segnò profondamente il percorso marziale di Morihei Ueshiba.
Egli nacque il 10 ottobre 1859 nel palazzo dei Takeda nella prefettura di Aizu, in un paese ricco di samurai famosi. Appena in grado di camminare Sokaku fu iniziato nell’uso della spada, della lancia e imparò dal severissimo nonno Soemon e dal padre Sokichi (sacerdote presso un santuario) il jujitsu e il sumo.
Già nei primi anni dell a sua vita gli allenamenti erano durissimi, ma il suo spirito dedito alle arti marziali lo aiutò a proseguire nonostante i rimproveri che riceveva se non riusciva ad imparare subito una tecnica. A tredici anni imparò inoltre l’ono-ha itto-ryu al dojo Yokikan con Shibuya Toda ricevendo quattro anni dopo l’attestato di insegnamento.
Purtroppo le fonti a nostra disposizione non sono molte ma Sokaku studiò per breve tempo con il maestro Kenkichi Sakakibara il Jikishinkage Ryu, ma negli annali di questa scuola non vi è traccia del suo nome poichè parlò con disprezzo del Maestro e si pensa che fu mandato da quest’ultimo a studiare Kyoshinmei Ryu a Osaka con il maestro Shunzo Monomoi.

Sokaku aveva un pessimo carattere e dopo essersi vantato di aver sconfitto due volte su tre il suo ultimo maestro, iniziò un pellegrinaggio tra vari dojo a combinare malefatte più che ad allenarsi finchè, nel 1875, dopo la morte di suo fratello maggiore, fu richiamato nella sua terra natale per sostituirlo nella carica ereditaria di prete Shinto. Questa fu la sua fortuna perchè fu mandato a studiare da Saigo Tanomo, che oltre ad essere un brillante studioso, era l’ultimo depositario delle tecniche segrete della terribile arte dell’Oshiki Uchi (lett. “arte di difesa personale di corte”), una versione revisionata del Daito Ryu, creata allo scopo di mantenere l’ordine al palazzo dello Shogun. Basato sull’eliminzione dell’avversario, il Daito Ryu Aikijujutsu, che da secoli veniva tramandato di generazione in generazione all’interno del clan Takeda, fu fondato probabilmente dal principe Teijun nel IX secolo, venne battezzata con quel nome soltanto nel XII secolo dal principe Saburo Yoshimitsu Minamoto e venne poi trasmessa alle famiglie Tsunamoto e Minamoto,famiglia da cui provenirono per secoli gli shogun. Quest’arte di indubbia efficacia sul campo di battaglia continuò ad essere tramandata attraverso la famiglia Takeda, e più tardi fu conosciuta anche come Aiki In Yo Ho, metodo Yin e Yang dell’Aiki.

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Vista la poca attinenza di Sokaku con il ruolo di prete shinto e la sua predisposizione verso le arti marziali, Tanomo decise di istruirlo nella pratica dell’oshiki-uchi. Purtroppo egli non era inizialmente destinato a diventare il successore di Tanomo poichè questo era un onore che spettava al figlio (forse illegittimo) Shiro Saigo, un fortissimo e dotato combattente. Ma quest’ultimo diventò un atleta di Jigoro Kano, fondatore del Judo, diventando uno degli Shitenno, le quattro divinità del Judo, prendendo parte nel 1887 ad un’epico scontro contro una scuola di Ju Jutsu, vincendo contro un enorme avversario grazie alla sua tecnica Yama Arashi, che si dice derivi proprio dall’Oshiki Uchi. Per motivi sconosciuti egli lasciò tutto per dedicarsi ad altre attività. Da allora Tanomo addestrò solo Sokaku.
Nel frattempo le sue conoscenze di spada erano divenute ineguagliate e veniva temuto come “il piccolo Tengu di Aizu” (i tengu sono dei demoni dal lungo naso, rinomati anche per le loro abilità nell’arte marziale).

Nel 1877 si diresse a Kyushu per partecipare ad una ribellione guidata da un parente di Tanomo, Takamori Saigo, ma arrivò troppo tardi e così, per sfogarsi, visitò tutti i dojo della zona sfidando e uccidendo i campioni locali. Successivamente, senza più avversari con cui combattere si recò ad Okinawa, patria del karate e qui in poco tempo inserì anche quest’arte marziale nel suo curriculum personale. Sokaku trascorse la sua giovinezza in giro per il Giappone sfidando e uccidendo molti dei suoi avversari in combattimenti senza alcuna regola. Una volta addirittura sfidò dei lavoratori edili con i quali aveva avuto una discussione, uccidendoli con la spada, venendo poi arrestato; fu rilasciato con l’attenuante di difesa personale ma gli fu confiscata la spada.
Nel 1880 riprese a studiare con Tanomo e dopo il 1888 cominciò ad insegnare e si sposò volenteroso di sistemarsi definitivamente ma la moglie morì dopo poco tempo dando alla luce il secondo figlio e così Sokaku lasciò i figli ai parenti e ritornò a fare la vita di prima.

Il 12 maggio del 1898 Chikanori presentó a Takeda un singolare poema, che rappresentava l’ultima delle tecniche dell’Oshiki Uchi. Una interpretazione delle parole di Chikanori è che stia paragonando il flusso di un fiume al flusso del tempo. La poesia era la seguente:

Tutti lo sanno: quando batti
la corrente di un fiume,
nessuna traccia rimane nell’acqua

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Con l’inizio del periodo Meiji aveva avuto temine infatti l’età della spada, e qualunque fosse stato il grado di conoscenza di un uomo d’arme, egli non avrebbe piú potuto lasciare alcun segno né raggiungere alcuna meta. Di conseguenza, era il momento di cercare e costruire la propria via attraverso il jujutsu.
Nel 1899 ricevette l’autorizzazione all’insegnamento, e poco tempo dopo decise di adottare ufficialmente l’antico nome di Daito-ryu. Da questo momento, Sokaku identificó sé stesso come un praticante sia di Daito-ryu Aiki Jujutsu che di Ono-ha Itto-ryu e viaggió attraverso il Giappone insegnando ambedue le arti per essere riconosciuto come il rianimatore (chuko-no-so ) del Daito-ryu. Uno dei suoi allievi, Jitsuhide Zaibu, divenne capo della polizia dell’isola di Hokkaido, ed invitò il maestro a recarvisi per insegnare alle forze dell’ordine.
Con l’andare degli anni la sua tecnica aveva raggiunto un livello tale da sembrare sovrannaturale e la sua abilità nell’aiki era cosi grande che sembrava riuscisse a leggere nella mente dell’avversario.

Tra il 1898 e il 1915 continuò il suo pellegrinaggio marziale ad Hokkaido insegnando, a detta di lui, ai più forti praticanti di arti marziali dell’epoca dopo averli sconfitti.
Ci sono due racconti che vale la pena narrare sul suo conto. Il primo riguarda l’incontro avvenuto nel 1904 con Charles Perry. Charles, di origine americana e insegnante di inglese presso la scuola superiore Sendai, durante un viaggio si trovò a dividere uno scompartimento di prima classe di un treno con un uomo dall’aspetto rozzo. Questi non era altro che Sokaku, ma evidentemene l’americano non conosceva la sua fama. Dubitando del fatto che fosse effettivamente seduto al posto giusto, chiese al conducente di controllarne subito il biglietto. Infastidito Solaku chiese il motivo di tale controllo e quando gli fu detto della lamentela dell’altro passeggero, si infuriò e aggredì Charles chiedendo spiegazione. Pensando di intimidiro quest’ultimo si alzò in piedi imponendosi con la sua statura superiore (1 metro e 82 centimetri) ma fu subito bloccato con una dolorosa leva e venne lanciato indietro. Sbalordito, si rialzò e dopo essersi scusato chiese umilmente di poter imparare la sua arte. Fu la fortuna del Maestro perchè grazie a Perry la sua fama arrivò in America fino al presidente Roosevelt, il quale volle essere allenato insieme ad altri membri del governo. Affidò questo importante incarico ad un suo promettente allievo, Shunso Harada, ufficiale di polizia a Sendai. Un altro episodio accaduto riguarda un bandito, ricercato dalla polizia, che terrorizzava la popolazione della prefettura di Fukushima. Il suo corpo fu trovato in un campo con la testa mozzata. Non si sa effettivamente chi sia stato a sconfiggere il criminale ma i sospetti quella volta furono rivolti verso Sokaku, che in quel periodo insegnava in quella zona e che, a detta dei poliziotti, ogni notte passeggiava da solo per quelle strade buie. Nel 1911, quando fu sulla cinquantina, fu chiamato ad addestrare gli ufficiali. In quel periodo Hokkaido era una zona selvaggia, dove fiorivano gruppi di fuorilegge: nell’entroterra agivano bande organizzate, contrabbandieri di ogni sorta e mercanti di schiavi mentre le coste erano il regno dei pirati. Addirittura la polizia ne era sopraffatta. Sokaku, che non desiderava altro che combattere, diventò un vero e proprio giustiziere che riportò la pace in un villaggio. Questo attirò l’attenzione dei banditi, che misero una taglia su di lui. Vista la sua immensa forza aspettarono il momento in cui era più probabile trovarlo con la guardia abbassata. Sei teppisti lo seguirono ai bagni pubblici, dove entrava ogni mattina disarmato, ansiosi di dargli una lezione. L’abilità di Sokaku lo salvò un’altra volta, riuscendo a difendersi usando un asciugamano bagnato come arma, rompendo le costole e scacciando i malcapitati. Allora un esercito di 200 banditi circondò l’albergo e dietro la sua minaccia di riempire la strada di cadaveri fu fatta una tregua tra il Samurai e il capo dei banditi.

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Per noi aikidoka, il periodo più noto della sua vita è senza dubbio quello compreso tra il 1898 e il 1915, quando incontrò Morihei Ueshiba: quest’ultimo avendo sentito parlare della forza di questo Maestro del Daito Ryu, decise di sfidarlo. Il duello era anche consuetudine per essere accettati come allievi da Sokaku e l’allora giovane e “inesperto” Morihei fu battuto dall’enorme esperienza del più anziano e rude combattente. Si dice che fu l’unico incontro della sua vita in cui perse. Venne quindi accettato come allievo.
Dopo un allenamento intensivo di trenta giorni Morihei ricevette un attestato di insegnamento di assistente di 1° grado. Successivamente Sokaku andò a vivere da Morihei a Shirataki, dove quest’ultimo gli costruì una casa e un dojo e fu servito e riverito per molto tempo. Nel 1919 Morihei lasciò Sokaku e tutti i suoi possedimenti per tornare a Tanabe dal padre.

La vita di Sokaku continuò normalmente finchè non sentì che Morihei aveva aperto, grazie a Onisaburo Deguchi, l’”Accademia Ueshiba” e allora andò a fargli visita. Il suo arrivo all’accademia non fu accolto con particolare gioia soprattutto da Onisaburo. Il suo fare da maestro cattivo e rude impaurì anche gli spadaccini più bravi, battuti in men che non si dica. Cominciò ad allenare, dietro compenso oneroso per l’epoca, ai praticanti dell’Accademia Ueshiba. Anche se Ueshiba aveva superato di molto ormai Sokaku Takeda a livello tecnico, Sokaku continuava a fare lo sbruffone e a richiedere soldi per i suoi insegnamenti. Dopo sei mesi Onisaburo e molte altre persone chiesero a Sokaku di andarsene e come “ringraziamento” gli furono dati 10000 dollari. Finalmente allontanatosi dalla vita di Morihei, proseguì la sua vita vagando per il Giappone morendo il 25 aprile del 1943, all’età di 83 anni, mentre era in viaggio per insegnare nella prefettura di Aomori.

Sokaku era certamente un combattente talentuoso e senza pari, ma il suo carattere non era progredito di pari passo con la sua abilità marziale. Era un personaggio con un carattere terribile, screditava maestri (diceva che Jigoro Kano era un venditore di pesce) e tradizioni e si vantava delle uccisioni che aveva compiuto. Si sentiva sempre circondato da nemici, tanto da andare in giro con un pugnale senza fodero e con un bastone da passeggio contenente una lama nascosta. In casi di emergenza poteva fare affidamento su degli hashi (le tipiche bacchette giapponesi per mangiare) affilati come un rasoio.

BIBLIOGRAFIA:
“UESHIBA” – John Stevens – Luni Editrice 2003
Sito dell’Aikikai d’Italia – www.aikikai.it
Vari siti sull’Aikido e sul Daito Ryu Aiki Jujutsu