Onisaburo Deguchi

Intorno al XIX secolo era nata la speranza che una nuova epoca sarebbe emersa dal caos e molti profeti predicavano una via sul come uscire da questo periodo buio. Molti di questi profeti furono donne contadine o comunque di basso rango al tempo più vicine a Dio rispetto alle signore aristocratiche. Nel 1836 nacque Nao Deguchi unica sopravvissuta della sua famiglia decimata da una delle più disastrose carestie del Giappone. Anche se Nao sopravvisse la sua vita fu dura fino al compimento del suo diciassettesimo anno di età, anno in cui venne adottata da una sua vecchia zia appartenente alla famiglia Deguchi. Con la zia rimase circa un paio d’anni fino alla morte suicida di quest’ultima. Nao si maritò poi con un maestro carpentiere, un uomo che non amava, ma dal quale poteva ambire ad una vita migliore. Purtroppo la combinazione del bere sakè, delle notti fino a tarda ora in città e gli incidenti sul lavoro lo fecero diventare un invalido disoccupato, cosicché la famiglia Deguchi divenne sempre più povera.



Onisaburo1Fin dalla giovinezza Nao sentiva voci interiori che la portavano a meditare giorni interi sulle montagne. Nel 1892 Nao, allora cinquantasettenne, ebbe una visione da parte del Kami Konjin, il quale le disse di purificarsi per i tredici giorni successivi e pregare. Dopo questi giorni di meditazione e preghiera Konjin le ordinò di scrivere i Fudesaki, gli scritti che vengono da Konjin. In poco tempo con la diffusione di questi scritti, questa religione trovò molti seguaci. Nel 1898 fu avvicinata da un giovane nato a Kameoka nel 1871 di nome Kisaburo Ueda. Il giovane Ueda era un giovane molto intelligente che amava la letteratura, la calligrafia e la pittura. Nel 1897 perse il padre e attraversò una crisi spirituale: si rifugiò quindi in una caverna del monte Takakusa deciso a trovare la verità e in quel luogo vi rimase una settimana in una trance divina ricevendo i segreti degli dei. A questo suo messaggio che portava alla popolazione non ebbe risposta. Un giorno dopo molti studi e mentre si trovava a praticare riti in un santuario Kisaburo sentì una voce che gli indicava di andare a ovest. Fu così che Kisaburo e Nao si incontrarono. Ueda andò ad abitare nella casa Deguchi avendo sposato la figlia di Nao, Sumi e prendendo il nome di Onisaburo. Nel 1913 Onisaburo fondò l’Omoto-kyo e quando, nel 1918, morì Nao divenne il “Santo Guru”. Diffuse molto la sua religione e scrisse anche molti libri. Onisaburo era un maestro spirituale che calmava migliaia di persone con la meditazione. Tra il 1919 e il 1921 gli adepti divennero milioni. Fu proprio in questo periodo che Morihei sentì parlare del “Santo Guru” e preoccupato per il padre malato decise di passare ad Ayabe per pregare per lui. Appena arrivò ad Ayabe, Morihei sentì subito che quel posto aveva un non so che di spirituale; si recò subito al santuario e quindi si mise subito a recitare i mantra shingon. Una figura si avvicinò a lui e gli disse che suo padre stava bene com’era e che doveva lasciarlo andare: era Onisaburo Deguchi. Dopo la morte del padre, Morihei, nello stupore di tutti, decise di unirsi all’Omoto-kyo. In questo periodo si dedicò completamente allo studio della religione e all’agricoltura, un lavoro che si diceva molto affine al samurai e alla pratica Zen in quanto si era in costante contatto con la natura. In poco tempo divenne capo dell’”Accademia Ueshiba” costruita col favore di Onisaburo Deguchi e lì insegnò agli adepti dell’Omoto-kyo.

OSensei MongoliaIl carisma di Onisaburo era arrivato fino in Mongolia all’orecchio di Yutaro Yano, un ufficiale della Marina che aveva problemi con la popolazione ribelle e viste le aspirazioni del Guru di diffondere la propria religione in tutto il mondo, non si fece scappare quest’occasione. Nel 1924 così Onisaburo e Morihei con altre persone partirono alla conquista spirituale della Mongolia. Arrivati non ebbero vita facile vista la riluttanza delle persone a credere in qualcosa; venivano infatti chieste loro continue prove spirituali. Dopo poco tempo furono arrestati e i loro beni vennero confiscati. Passarono pochi giorni che vennero rilasciati e vennero trattati da pascià: gli diedero vestiti nuovi, un bagno caldo e vennero rasati… ma questo non era altro che la preparazione alla loro esecuzione. L’esecuzione però non ebbe luogo perché i mongoli avevano troppa paura di un intervento militare diplomatico da parte del Giappone. Fecero ritorno in Giappone e le vie di Onisaburo Deguchi e Morihei Ueshiba si divisero anche se Ueshiba rimase per tutta la vita un fermo credente di questa religione. Onisaburo decise di allargare il suo progetto divino di portare il Paradiso sulla Terra; decise di espandere la sua religione cominciando a vestirsi come un imperatore, portando quindi le effigi imperiali cosa che attrasse l’attenzione della polizia imperiale. L’8 dicembre 1935 la polizia arrestò il “Santo Guru” con l’accusa di lesa maestà, un’accusa molto grave. Successivamente l’Omoto-kyo venne perseguitata e tutti i loro simboli vennero distrutti. Onisaburo rimase imprigionato per sei anni e mezzo prima della fine del processo che lo vide accusato di lesa maestà e incitamento alla rivolta. Appena uscito si diede da fare per il suo intento ma l’unico ostacolo che non riuscire fu la sua morte in quanto era uscito dalla prigione ormai anziano e innocuo per il governo.

Onisaburo3Della sua dottrina non era rimasto ormai nessuno in grado di poterla diffondere e anche tra i suoi discepoli c’erano contrasti sull’interpretazione della religione: questi motivi più altri segnarono la fine dell’Omoto-kyo e il sogno di portare il Paradiso sulla Terra.

BIBLIOGRAFIA:
“UESHIBA” – John Stevens – Luni Editrice 2003
Sito dell’Aikikai d’Italia – www.aikikai.it
Vari siti sull’Aikido e sul Daito Ryu Aiki Jujutsu